Notizie dalla Cambogia – novembre 2018

Anche quest’anno, finita la stagione delle piogge, i nostri volontari tornano in Cambogia. Jessica è stata la prima a partire per tornare alla Saat School e questa è la testimonianza della sua esperienza: “Difficile spiegare le emozioni nel tornare qua, lascio che siano le immagini a parlare per me… ma di certo posso dire che la Saat School è vita, si respira allegria, ottimismo, speranza e tanta voglia di fare. Ho visto un serio lavoro di squadra e questo mi rende ancora più felice e loro sono semplicemente il sole! Mentre tocchi la loro, di vita, senti che la tua ne viene completamente travolta.

Jessica ha partecipato anche alla consegna del riso al villaggio galleggiante, insieme a Josè, un volontario portoghese laureato in medicina con specializzazione nella medicina cinese. Vi riportiamo anche parte di un suo commento a testimonianza di un’esperienza che ti tocca nel profondo: “Come sa, chi ha letto i miei post, sono venuto in questa missione senza alcun piano ma con il chiaro obiettivo di aiutare in qualche modo i più poveri dei poveri di questo bellissimo popolo khmer, con l’aspettativa che questa fosse per me un’esperienza di arricchimento. Però vi posso assicurare, senza alcuna esagerazione, che neanche nei miei sogni più pazzi (e guardate che ne ho in abbondanza) avrei immaginato di vedere quello che ho visto, trovare le persone fantastiche che ho trovato, fare quello che ho fatto, ottenere i risultati che ho ottenuto e soprattutto sentire quello che ho provato. D’altra parte, il mio obiettivo era quello di dedicarmi ai più poveri dei poveri (e guardate che la maggior parte dei cambogiani sono molto poveri) e, fino a 3 giorni fa, pensava fossero quelli che stava trattando, ma mi sbagliavo. Fu, quando fui invitato da un monaco buddista e da un insegnante di inglese cambogiano (che mi furono presentati da una volontaria italiana), a donare riso ai poveri di uno dei villaggi galleggianti del lago Tonle Sap, che il mondo mi è crollato. Mai visto condizioni di vita così precarie e tanta miseria.”

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